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Crotone
Maggio,25,2024

L’economia fragile del Sud perde i suoi giovani: serve una svolta!

Riceviamo e pubblichiamo:

Quali sono le cause del netto divario sociale che separa, da secoli, il Settentrione dal Meridione?
Ad oggi noi giovani potremmo rappresentare l’unico grido per il riscatto di Crotone, Città protagonista di uno scenario imbarazzante e schiava della disorganizzazione comunale che, purtroppo, riesce ad incatenare in questo degrado anche i cittadini migliori.
Di certo la pandemia del Covid-19 ha definitivamente schiacciato l’intero mercato e ha particolarmente colpito le componenti più vulnerabili, i giovani, che hanno bisogno di inserirsi nel mercato del lavoro.
Il Comune di Crotone fotografa una situazione preoccupante; è chiaro che l’organizzazione economica del territorio non gode di ottima salute, ma cosa sta portando allo spopolamento della città e al relativo calo demografico, al calo della natalità e ad una crescente disgregazione sociale?
Si registra che un quarto della popolazione non studia, non lavora, non trova occupazione e non riesce a proseguire il percorso post-diploma a causa di mancanze strutturali che lo portano necessariamente a migrare in cerca di nuove opportunità.
L’economia di Crotone ha smesso di essere la Stalingrado di un tempo: al posto della Pertusola e della Montedison campeggiano, tra le erbacce, carcasse di ferro arrugginito.
Ci definiamo i cantori della vecchia “Città di Pitagora”, ma mancano i mezzi per poter consentire la globalizzazione di questo classicismo che tanto dovrebbe distinguerci. I giovani non hanno un luogo di ritrovo culturale, manca una biblioteca e persino la conservazione e il restauro dei manufatti archeologici, da anni decantata, non ha mai trovato piena realizzazione.
Crotone, città di 70mila abitanti, ha perso il suo colore, priva di ogni forma di cultura e di attrazione. Il turismo stenta a decollare, gli incassi delle attività toccano i minimi storici, non esiste una comunicazione ferroviaria efficiente, la vegetazione sta per assorbire i quartieri, visto che nessuno si occupa della manutenzione degli spazi: in poche parole, siamo anni luce indietro rispetto al contesto nazionale.
Un giovane, dinanzi a questa fotografia drammatica, si vede obbligato alla fuga, in cerca di un futuro migliore e prospero.
Ma ci siamo mai interrogati su come sia possibile fermare l’inesorabile progredire di tutto ciò?
Il messaggio deve diventare globale: coesione e collaborazione dell’intera città per far sì che i giovani non siano costretti ad allontanarsi dalla loro casa in cerca di una nuova destinazione.
I ragazzi sono demoralizzati: pochissimi sono attivi in movimenti di azione politica! Insicurezze e timori su un futuro incerto e poco speranzoso hanno contribuito in maniera decisiva alla diffusione di comportamenti passivi e indifferenti, tipici della cultura di massa e dell’antipolitica.
Cambiare rotta è diventata una condizione indefettibile per garantire alla nostra generazione un futuro coerente con i nostri sogni nel cassetto: rimbocchiamoci le maniche ragazzi, non facciamoci classificare come perdenti in una storia scritta solo da vincitori, ricordiamoci che oneri e onori sono due facce della stessa medaglia e non facciamoci schiacciare dallo staticismo di una Città sofferente che ci chiede aiuto.
Abbiamo l’obbligo d’immaginare la Crotone del prossimo futuro come una città integrata, compatta e funzionale, pensata per venire incontro alle esigenze delle famiglie e di tutti coloro che ci vivono, ci studiano e ci lavorano. Una città nella quale risulti più semplice
fare impresa, dove pubblico, privati, associazioni e singoli cittadini possano lavorare in sinergia per il bene comune, sviluppando tanto il centro città senza quanto le periferie. “Partecipazione non deve essere uno slogan vuoto”, conclude Riccardo Turiano (GN), “ma deve racchiudere tutti quei valori che apprendiamo fin da piccoli dalla nostra famiglia e tra i banchi di scuola. I giovani, mai come oggi, rappresentano il presente e il futuro di questa terra ricca di potenziale inespresso.”

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