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Maggio,25,2024

Al Museo archeologico di Reggio Calabria reperti recuperati dai Carabinieri

Duecentocinquantatre reperti archeologici e paleontologici, per un valore complessivo stimato in 300mila euro circa, sono stati consegnati stamani al Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Cosenza che hanno recuperato i beni nell’ambito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Palmi.
L’inchiesta, condotta nel 2013, ha avuto origine da un controllo doganale all’aeroporto di Reggio Calabria sul bagaglio di due passeggeri italiani provenienti dal Messico.
A seguito degli approfondimenti investigativi i militari avevano sequestrato 648 monete in argento e bronzo di epoca magno-greca, romana e medioevale nonché 37 reperti di presumibile interesse storico archeologico risalenti alla Magna Grecia e alle civiltà dell’America Centrale, custoditi nell’abitazione di un professionista reggino.
Con la collaborazione dei funzionari della Soprintendenza archeologica della Calabria e del Museo nazionale preistorico etnografico “Pigorini” di Roma, gli investigatori hanno accertato che 28 reperti archeologici sequestrati erano indiscutibilmente autentici, collocabili al periodo “preclassico antico (1100-900 a.C.) e postclassico (1300-1521 d.C.)” e provenienti dalle culture dell’altipiano centrale e dalla Costa del Golfo del Messico.
Per nove beni archeologici, custoditi nel bagaglio intercettato a Reggio Calabria, i funzionari del ministero della Cultura messicana, nel 2016, ne richiedevano ed ottenevano la restituzione in quanto pertinenti al patrimonio culturale di quello Stato. Per i restanti 253 beni culturali, dopo una sentenza passata in giudicato il 20 febbraio 2024, il Tribunale di Palmi ha disposto la confisca e la restituzione all’avente diritto, individuato nello Stato italiano, tramite consegna alla Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio di Reggio Calabria.
Diversi sono i beni che saranno custoditi nel museo di piazza De Nava. Tra questi un gruppo di 240 monete autentiche in rame ed 8 in argento attribuibili ad età greca e medievale. Ma anche due “dressel” databili tra il I sec. a.C. ed il II sec. d.C.. Si tratta di contenitori vinari da trasporto molto diffusi nella prima metà imperiale, la cui prima origine si colloca nell’isola di Rodi ma che si è estesa in seguito anche in varie località della Magna Grecia tra cui la Calabria.
Finiranno al museo di Reggio Calabria, infine, pure una lucerna fittile, databile alla prima età imperiale romana, con decorazione sul disco, un frammento di vaso, databile al IV sec.
a.C., a figura rossa di produzione italica e un dente di un proboscidato estinto della famiglia dei Gomphotheriidae, comunemente conosciuti come “mastodonti” e diffusi in Africa, Asia, Europa e Nord-America. Si tratta di una specie che, in Italia, è conosciuta con il nome di “Anancus arvernensis”, diffusa tra la fine del Miocene (10 milioni di anni fa) e le fasi iniziali del Pleistocene (circa 1,5 milioni di anni fa).(ANSA)

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