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Crotone
Maggio,25,2024

Naufragio Cutro, i migranti traditi anche sulla spiaggia: “mio fratello di 6 anni morto di freddo”

“Mio fratello di 6 anni è morto di freddo”. Si apre un nuovo fronte nell’inchiesta. Nel mirino dei legali la tempestività dei soccorsi via terra, la Guardia Costiera ancora sotto accusa. Nell’intricata – e drammatica – vicenda del naufragio di Steccato di Cutro costato la vita finora a 86 migranti, c’è un fronte che si aggiunge a quello già aperto dalla procura di Crotone in relazione ai soccorsi in mare. Lo apre, sulle manovre di aiuto a terra, la morte di un bambino di 6 anni, deceduto – a quanto riferiscono i legali che assistono i familiari delle vittime – per ipotermia e non per annegamento tra le braccia del fratello Assad, 22enne, che tentava invano di raggiungere la costa tra le onde alte cercando di non farlo affogare. Il legale Francesco Verri, avvocato del pool che sta assistendo alcuni familiari delle vittime di Steccato parte da una intervista raccolta da una giornalista della TGR Calabria. A questo punto si pone il tema di evidente rilevanza della «tempestività dei soccorsi» spiega Verri. Quel bambino sarebbe morto per sopravvenuta ipotermia se per i soccorsi da terra vi fosse stato un dispiegamento di forze più veloce di quello che si è realmente messo in moto in quei minuti? E quante altre persone avrebbero potuto essere strappate alla morte? Il lavoro dei volontari e dei carabinieri arrivati per primi sulla spiaggia è stato encomiabile, ma se fossero stati avvertiti prima? Arrivati sulla spiaggia per primi alle 4,30 due carabinieri hanno affrontato a mani nude una tragedia immane. Si sono lanciati in acqua per cercare di salvare alcuni naufraghi, in parte riuscendoci e facendo tutto ciò che era nelle loro possibilità. Il fronte aperto dal legale calabrese promette nuovi sviluppi nell’inchiesta dei magistrati.

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