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Giugno,17,2021

RITROVATI AL CIRCEO I RESTI DI 9 UOMINI DEL NEANDERTHAL

Ominidi che cercano riparo in una grotta per scaldarsi, dormire, difendersi dall’agguato delle fiere, affilare le armi con le quali torneranno a cacciare. Ma anche ferocissime iene che di quello stesso antro naturale, in tempi diversi, hanno fatto una tana dove portare i loro sanguinolenti trofei. E’ un viaggio nel tempo lungo oltre 100 mila anni quello che stanno facendo archeologi, paleontologi, antropologi, archeobotanici che da ottobre 2020 sono impegnati nella Grotta Guattari al Circeo (Lt) in una nuova campagna di scavo condotta dalla soprintendenza archeologica delle province di Latina e Frosinone in collaborazione con l’Università di Tor Vergata. Un tuffo in un passato lontanissimo in cui questo lembo di territorio era abitato dagli uomini di Neanderthal, i ‘cugini’ più anziani e poi misteriosamente estinti dell’homo sapiens, e là dove ora si trovano spiagge e terre coltivate si estendevano a perdita d’occhio verdi praterie. Ma anche da animali feroci, iene, rinoceronti, orsi delle caverne. Esemplari grandissimi come lo spropositato megalocervo oppure antichi come l’uro, una razza di bovino poi estinta. Un’indagine delicata portata avanti in quello che da 80 anni è considerato tra i siti più importanti del paleolitico medio. E che oggi si arricchisce di un nuovo eccezionale ritrovamento con i resti ricomposti di 9 individui di Neanderthal e di un incredibile numero di preziosi fossili, animali e vegetali. “Una scoperta straordinaria”, applaude il ministro della Cultura Franceschini sottolineando il lavoro della soprintendenza. Di fatto, spiegano gli esperti che da mesi sono al lavoro tra le rocce e le ossa sparse in questo mondo sotterraneo a due passi dal mare che fu della maga Circe, una sorta di smisurata banca dati che sarà utilissima per ricostruire la storia, ma anche l’ecosistema di queste terre in un arco di tempo lontanissimo, per i non addetti ai lavori persino difficile da immaginare, che va da 125 mila a 50 mila anni fa. Scoperta casualmente nel 1939, la Grotta Guattari, studiata a suo tempo dal paleontologo Alberto Carlo Blanc, deve la sua eccezionalità ad un crollo che circa 60 mila anni fa l’ha sepolta sigillandone l’apertura e facendo sì che tutto si mantenesse così com’era, in pratica una sorta di capsula del tempo.

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