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Agosto,9,2022

L’ABBAZIA DI SANTA MARIA DI CORAZZO E GIOACCHINO DA FIORE

Tra i luoghi entro i quali si dipanò la complessa esperienza umana e spirituale di Gioacchino da Fiore, assume spiccato rilievo Corazzo. La “Synopsis virtutum” scritta da Luca di Casamari, la “Vita beati Joachimi abbatis” raccontata dal monaco florense Ruggero di Aprigliano, la “Cronologia dell’Abate Gioacchino e dell’ordine Florense” composta da Giacomo Greco ed i documenti abbaziali ci consentono di ricostruire la straordinaria esperienza vissuta da Gioacchino a Corazzo. Per ricordare questa importante pagina della storia del monachesimo occidentale, il Centro Internazionale di Studi Gioachimiti e l’Amministrazione comunale di Carlopoli hanno organizzato un evento culturale su “L”Abbazia di Santa Maria di Corazzo e Gioacchino da Fiore”. L’iniziativa si terrà venerdì 8 luglio, alle ore 17.00, nella Piazza Gioacchino da Fiore di Carlopoli. Interverranno la d.ssa Emanuela Talarico, sindaco di Carlopoli, la prof.ssa Giuseppina Pugliano, dell’Università degli studi di Napoli Parthenope, il prof. Francesco Cuteri, dell’Accademia delle Belle Arti di Catanzaro, il prof. Giuseppe Riccardo Succurro, Presidente del Centro Internazionale di Studi gioachimiti. Dopo la straordinaria iniziativa tenuta a Celico e l’incontro interlocutorio su Jure Vetere, si svolgeranno iniziative a San Martino di Canale nel comune di Pietrafitta e alla Sambucina nel comune di Luzzi per seguire l’itinerario esistenziale della vicenda spirituale di Gioacchino attraverso la rivisitazione dei luoghi che lo videro impegnato nella ricerca sofferta del senso della storia. Dopo il viaggio in Terra Santa, Gioacchino tornò in Sicilia e dimorò in una grotta sull’ Etna. Passato in Calabria, si recò nella Valle del Crati dove predicò da laico. Si recò dal vescovo di Catanzaro dal quale ricevette gli ordini minori. Dopo un incontro con un monaco di nome Greco, decise di entrare nell’abbazia di Corazzo. Dopo poco tempo divenne priore del monastero e nel 1177 i monaci lo elessero abate. Da abate di Corazzo si recò a Roma, a Casamari, a Verona. Papa Lucio III gli concesse la licentia scribendi. Luca di Casamari fu testimone che Gioacchino dettava contemporaneamente l’Enchiridion super Apocalypsim, il Liber de Concordia e lo Psalterium decem chordarum. In queste opere Gioacchino da Fiore introdusse un concetto nuovo rispetto al precedente millennio cristiano: Cristo è l’asse dei tempi, è il centro della storia. La storia dell’umanità per Gioacchino è storia della salvezza; sull’intero corso dei tempi del Vecchio e del Nuovo Testamento domina la Trinità: il Padre, autore di tutte le cose; il Figlio che si è degnato di condividere il nostro fango; lo Spirito Santo, di cui dice l’Apostolo “Dove c’è lo Spirito Santo ivi è la libertà”. Per Gioacchino da Fiore l’Età dello Spirito Santo non rimpiazza l’Età del Figlio, ma la porta a compimento dall’interno. L’abate florense è “lo storiografo dello spirito” che legge una visione adeguata del presente e prospetta l’ordito provvidenziale della prossima età salvifica.

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