La Corte d’Appello di Catanzaro ha confermato la sentenza di primo grado del Tribunale di Crotone contro la cosca Bagnato di Roccabernarda. L’indagine della Dda di Catanzaro – chiamata in codice Trigarium – ha permesso di individuare mandanti ed esecutori di intimidazioni ai danni di cittadini di Roccabernarda. Ad alcuni di loro con crudeltà vennero uccisi animali e tagliate decine di piante di ulivo a scopo estorsivo. Ha retto dunque l’accusa di associazione mafiosa che vede la condanna a 24 anni di carcere di Antonio Santo Bagnato, ritenuto il capo della cosca; a 12 anni e 6 mesi di carcere per il figlio Giuseppe e a sei anni e un mese di reclusione per il collaboratore di giustizia Domenico Iaquinta. Nell’operazione sono stati coinvolti anche professionisti e dirigenti del Comune di Roccabernarda accusati di abuso d’ufficio con l’aggravante del metodo mafioso.
INTIMIDAZIONI MAFIOSE A ROCCABERNARDA, CONFERMATE LE PENE PER LA COSCA BAGNATO

